Dr. Heinz Fischer, Presidente della Repubblica Austriaca, Ebensee 5.5.2007

In occasione della celebrazione del ricordo della liberazione del KZ 62 anni fa.

Egregissime Signore,
Egregissimi Signori,

Vi ringrazio sinceramente di esservi attenuti alla buona tradizione, di aver organizzato anche quest’anno una celebrazione commemorativa nell’ ex-KZ di Ebensee, di aver preparato questo evento, e vi ringrazio ugualmente per l’invito a prendere la parola in questa occasione.

Ho accettato ben volentieri questo invito.

Anche se nella primavera 1945 ero solo un bambino che aveva appena iniziato la scuola, la svolta fondamentale durante i giorni e le settimane della primavera 1945 si è profondamente incisa nella mia coscienza e nella mia memoria.

La svolta dalla guerra alla pace.
La svolta dalla dittatura alla democrazia.
La svolta dalla cosiddetta provincia orientale alla Repubblica autonoma dell’Austria.
La svolta dalla distruzione alla ricostruzione.

E un particolare cambiamento di sorte per le persone alle quali rivolgiamo, oggi in particolare, la nostra simpatia e il nostro rispetto,
la svolta da detenuti del KZ al ricupero della dignità umana.

Allo stesso modo rivolgiamo la nostra simpatia e il nostro rispetto a tutte le numerose persone che non sono sopravvissute alla dittatura hitleriana e in particolare alla detenzione nei campi di concentramento.

Il 27 aprile, cioè il giorno della costituzione della Repubblica dell’Austria, il 6 maggio, giorno della liberazione del KZ di Ebensee – un giorno dopo la liberazione di Mauthausen – e l’ 8 maggio, giorno della capitolazione della Germania di Hitler e della fine della guerra in Europa, queste date rimangono date storiche nella Storia dell’Europa e nella Storia del nostro paese.

Siamo debitori alle vittime del nazismo di ricordare queste date storiche coscienti della nostra responsabilità.

Per questo ringrazio l’Associazione per i luoghi della commemorazione di Ebensee, grazie alla quale  è nato quì un luogo del ricordo, della commemorazione, ma anche un luogo di viva discussione e di formazione di consapevolezza.
Il passato non è una raccolta di eventi isolati, chiusi in se stessi e terminati. E’ piuttosto la somma di punti ai quali conducono molte strade e dai quali ripartono anche molte strade che giungono fino al nostro presente.

In questo senso, ricordare è una esplicazione con il passato, ancorata nel presente ed una esplicazione con il presente ancorata nel passato.

Quindi l’esposizione della Storia quì ad Ebensee inizia conseguentemente già anni  prima della presa al potere di Adolf Hitler e termina con gli anni dopo il 1945 con   l’elaborazione – oppure la non avvenuta elaborazione – del tempo del nazismo.

Signore e Signori!

L’annuale celebrazione della commemorazione ad Ebensee ricorda uno dei più cupi capitoli della Storia austriaca. Proprio per questo è importante portare luce in questo periodo, riflettere a fondo sull’accaduto di allora e domandarsi perché tutto questo è stato possibile. Perché migliaia di persone poterono diventare assassini. Perché  centinaia di migliaia di persone guardarono inattivi mentre i loro amici, i loro vicini, i loro colleghi di lavoro sparivano.
Il commento che non si sia saputo niente di tutto questo è confutato da lungo tempo. Forse l’uno o l’altro è veramente stato nell’ignoranza. Forse un “dettaglio” o un altro è veramente venuto alla luce del giorno con chiarezza solo dopo. Questo non cambia niente al fatto che l’ideologia totalitaria e il comportamento disprezzante con gruppi di popolazione ben definiti, potevano essere visti da chiunque voleva vedere.

Già nel 1933, pochi mesi dopo la presa di potere di Hitler in Germania, lo scrittore viennese Karl Kraus  aveva descritto la politica dei nazisti in tutte le sue sfaccettature
sulla base unica di notizie di giornali.
Ciò che descrisse nell’autunno 1933 suona come un’anticipazione di tutto quello che oggi sappiamo sugli anni dal 1933 al 1945. Scrive di ebrei che vengono “scortati” in campi di concentramento, “dove poi una fucilazione nell’evasione” viene costruita,  e riporta che un furto non compiuto serve ai nazisti  come “alibi per mille assassini”. Questa rappresentazione dei crimini nazisti, ancor prima che si dispiegasse completamente, rende chiaro che era pianificata fin dall’inizio, cosa che è stata chiamata con un nome cinico “soluzione finale”.

“Auschwitz” se vogliamo simbolizzare l’assassinio degli ebrei europei con questo nome, non è stato nessun “infortunio sul lavoro”, bensì un assassinio di milioni di persone, preparato con cura e penibilmente portato a termine.

Cari signore e signori,

Non dimenticate:

il 20 gennaio di quest’anno sono passati esattamente 65 anni dalla, così nominata conferenza sul lago di Wannensee, dove venne ratificato in tutte le sue forme, con disprezzo dell’essere umano, con meticolosità e burocratica esattezza, l’assassinio degli ebrei europei.

Ed oggi sono passati 62 anni dalla fine della seconda guerra mondiale. 62 anni fa venne data fine al dominio nazionalsocialista. E le ferite di allora non sono ancora rimarginate completamente.

E non possono essere guarite, sino a quando ci saranno esseri umani, che vivono tutto ciò sul proprio corpo e dovettero sopportarlo. Oppure i genitori, fratelli e sorelle, parenti, amici o chiunque abbiano perso a causa di Hitler e dell’olocausto.

“perdonare  è più facile che dimenticare”, lo disse l’indimenticabile Rosa Jochmann nei dibattiti su questo complesso di domande. E le ferite non possono veramente guarire, sino a quando ci saranno esseri umani che continuano a negare o minimizzare i crimini del nazionalsocialismo o tentano di addebitarli ad altri crimini.

Contemporaneamente si può comunque constatare che in Austria c’è, in un certo senso, un largo ed esteso partito del consenso per giudicare senza condizioni i crimini del nazionalsocialismo e di ricercarne le cause.

Ed è questo che dobbiamo tramandare con forza anche alle prossime generazioni.

Poiché la via verso la catastrofe del nazionalsocialismo venne, almeno in parte, spianata dall’indifferenza di una gran parte della popolazione. Anche se vi sono stati alcuni che si sono opposti ad Hitler e che hanno dovuto pagare con la vita, come ad esempio Franz Jägerstätter, il cui 100° anniversario della nascita sarà tra pochi giorni, entità di un atteggiamento largamente diffuso appunto di accogliere e guardare via.

E’ per questo che trovo così pregevole cosa avviene in molte scuole, quello che molti storici e contemporanei cercano, quello che anche nei discorsi politici trova approvazione, e cioè di rinnovare, con tutti i lati in ombra, la storia del 20° secolo. Una preziosa e consistente partecipazione a questo la sta offrendo Ebensee, dove una vasta offerta per classi di studenti e gruppi giovanili, viene portata più vicino la storia politicae le terribili conseguenze. E’ per questo che il luogo della memoria di Ebensee è un  Luogo per il futuro, un futuro, che vogliamo formare in un Europa pacifica rispettosa della dignità umana